Come ti cambio il Padre nostro

25.1.2018

Ultimamente, se si va a dare una rapida occhiata a qualche sito ultracattolico specializzato nella disinformazione, ci si troverà di fronte a titoli come questo. La notizia è quantomeno bizzarra: secondo questi autori l’ultima boutade di papa Francesco sarebbe nientemeno che la volontà di cambiare il testo della preghiera del Padre nostro. Le cose stanno proprio così? Non proprio.

 

 

 

Il Padre nostro è universalmente conosciuto come «la preghiera che Gesù ci ha insegnato». Viene riportata in due varianti nei vangeli di Matteo e di Luca: quella più nota è la prima e nasce all’interno dell’ambito liturgico. I testi biblici riportati sui lezionari e sul messale sono presi dall’edizione della Bibbia CEI del 1974, espressamente pensata per essere impiegata all’interno della liturgia. Nel 2008 la CEI ha aggiornato questa traduzione pubblicando una nuova edizione della sua Bibbia: in questo testo la preghiera del Padre nostro riportata nei vangeli ha subìto una piccola modifica. Il pezzo «e non ci indurre in tentazione» è diventato «e non abbandonarci alla tentazione»: come mai? La Bibbia è stata scritta in greco e in ebraico; sul finire del IV secolo san Girolamo, Padre della chiesa, la tradusse in latino. Fu un compito immane che durò decenni ma il risultato fu veramente notevole: la sua traduzione, nota come Vulgata (cioè “per il popolo”), ebbe un posto di rilievo all’interno della chiesa cattolica e venne impiegata in tutte le messe fino al Vaticano II (quando ancora era tutto in latino). La traduzione CEI del 1974 tiene in grandissima considerazione l’opera di Girolamo: «e non ci indurre in tentazione» è la traduzione del latino «et ne nos inducas in tentationem». Con la revisione del 2008 i traduttori hanno cercato di recuperare il senso del testo greco originario: in Mt 6,13 il verbo usato traduce una particolare forma aramaica che, resa letteralmente, suonerebbe «fa’ che non entriamo in tentazione». Oltre alla questione filologica, estremamente importante perché in fin dei conti stiamo parlando di una traduzione, non dobbiamo nemmeno dimenticarci della corretta interpretazione di questa preghiera: è possibile che sia Dio a indurre in tentazione? Ovviamente no: «nessuno, quando è tentato, dica: “Sono tentato da Dio”; perché Dio non può essere tentato al male ed egli non tenta nessuno» (Gc 1,13). Appare un po’ un controsenso chiedere a Dio di non indurre in tentazione qualcuno… non è lui il tentatore. Con la nuova versione, già approvata nel 2008, si vorrebbe risolvere questo particolare. L’assemblea della CEI, riunitasi questa settimana, ha dato il via libera a questa modifica che come abbiamo visto era già nell’aria da tempo: il prossimo passo sarà l'aggiornamento e la stampa del nuovo messale. Dovremo solo farci l’orecchio: la cosa bella è che questo cambiamento probabilmente ci farà riscoprire una preghiera recitata col pilota automatico forse qualche volta di troppo… 

 

 

Please reload

Articoli Importanti

Il sinodo dei giovani - parte 2

5.11.2018

1/7
Please reload

Ultimi Articoli
Please reload

Archivio
Please reload

Ricerca per Tag