I grandi inquisitori

25.9.2017

 

E alla fine è arrivata. Dopo mesi di chiasso, un piccolo gruppo di “intellettuali cattolici” ha deciso di pubblicare la correzione filiale rivolta a papa Francesco come conseguenza del propagarsi di alcune eresie «mediante parole, atti e omissioni». Centro del discorso è l’esortazione Amoris Laetitia, rilasciata dopo i sinodi sulla famiglia del 2014-2015, vista come leva che smonta la “dottrina di sempre” sui sacramenti e sulla morale, dal momento che spianerebbe la strada alla comunione per i divorziati risposati.
Innanzitutto, una precisazione. Non è vero che il Papa non abbia mai risposto a queste osservazioni: un documento dei vescovi argentini, un intervento del cardinale Schonborn e varie risposte in aereo ai giornalisti delineano chiaramente quale sia il pensiero di Francesco e quale sia il corretto modo di interpretare il documento. Un documento che, vale la pena di ricordare, contribuisce a delineare una visione complessiva della famiglia cristiana: troppo spesso invece il dibattito si è polarizzato attorno a un paragrafo e a una singola nota.


Non desidero entrare nel merito delle osservazioni perché, in tutta sincerità, il documento è una carnevalata: la correzione, che di filiale ha solo il nome, vorrebbe essere una messa all’indice dell’ottavo capitolo di Amoris Laetitia e di altre azioni papali (nomine, frasi pronunciate in diverse occasioni, ecc.). Il tutto fatto per amore della chiesa e per impedire la rovina delle anime, ormai confuse dagli insegnamenti non cattolici di questo Papa accusato anche di modernismo e di un’eccessiva simpatia nei confronti di Lutero.
Mi sembra particolarmente interessante il fatto che questa iniziativa sia nata all’interno del grande mondo di internet. Si sente spesso dire che l’epoca di oggi è eccessivamente individualista: si rompono i legami sociali e il singolo vive in un contesto che non gli appartiene più, preso com’è da una serie di azioni che lo pongono in continuazione di fronte a se stesso. L’individualismo è deleterio per il singolo perché lo rinchiude, eliminando quella parte fatta di relazioni che è necessaria per l’uomo. 

Internet, o almeno una sua parte, è un po’ la cartina al tornasole di questo mondo. I social sono nati per mettere in contatto le persone all’interno dello spazio virtuale, ma spesso hanno avuto l’effetto opposto: la complessità della vita viene azzerata a favore del mondo virtuale, sicuramente più semplice da gestire. Tutto viene risolto a suon di like e di condivisioni e l’avere una propria posizione si sovrappone al possedere la verità. Senza dialogo il tutto si riduce a uno scontro dove il singolo diviene la misura di tutte le cose: è emblematico il fatto che spesso, nel gigantesco calderone online, non si distinguano più le notizie reali da quelle completamente inventate. È nel mondo virtuale che l’individuo cerca di guadagnare quell’importanza che sente di aver perso: acquista parte attiva nel diffondere la verità perché improvvisamente si scopre investito di una responsabilità collettiva. Non è un caso che il M5S si senta sinceramente investito del grave compito di riportare la politica alla sua purezza originaria e lo faccia spostando il luogo del confronto su internet in nome del principio che «uno vale uno». Spazio virtuale e recupero dell’importanza collettiva del singolo, in un mondo dove il singolo non ha importanza.

 

Se questo vale per la politica vale anche per la religione: anche quest’ultima ha una dimensione comunitaria costruita su dei valori. E anche qui, non certo casualmente, si è assistito negli ultimi anni a una crescita improvvisa di un piccolo gruppo di dissidenti (autodefinitosi di “intellettuali”) che si sente investito del compito di salvaguardare la retta dottrina cattolica. L’essere un piccolo gruppo contrapposto a una realtà ben più grande di loro non fa altro che confermare sempre di più l’importanza del compito che è stato loro affidato: dopotutto, lo stesso Gesù aveva parlato di un «piccolo gregge».
La distinzione del magistero papale come «ordinario» e «straordinario» è improvvisamente superata: il magistero papale deve essere approvato. L’inversione è perfetta: non spetta più al Papa il ruolo di guida, bensì spetta a questi fedeli che si sono autoproclamati difensori della fede. La paternità di questa “correzione” spetta infatti a diversi autori attivi principalmente online, e – sempre poco casualmente – è stata diffusa proprio via internet. È un segno dei tempi in cui viviamo, è la punta dell’iceberg che ci mostra come il singolo ha una sua importanza che chiede di essere valorizzata. Ma come abbiamo detto all’inizio, la causa di tutto questo è il venir meno delle autentiche relazioni. Queste relazioni autentiche, in un contesto di chiesa, prendono il nome di «comunione»: non è un caso che nessun vescovo in comunione con il Papa abbia deciso di firmare questa iniziativa. Si può essere in disaccordo su qualche idea, ma la coscienza dell’essere chiesa in cammino verso la medesima meta deve ricordare che il singolo non va mai anteposto agli altri. I firmatari di questo documento hanno sinceramente a cuore il bene della chiesa, ma forse si dimenticano questa seconda parte. Spegnere il computer e (ri)trovare il proprio posto nel mondo potrebbe essere un buon punto di partenza…
 

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