Tempo di équipe: secondo anno

29.4.2017

Parlando di équipe educativa siamo ormai arrivati al secondo anno di riflessione ed è tempo di bilanci; vorrei tirare un po’ le fila del percorso che come comunità abbiamo svolto fino a ora, far emergere due o tre considerazioni e vedere dove siamo diretti.

Come ormai sappiamo, a gennaio 2016 fu presentato al consiglio dell’oratorio il progetto dell'UPEE di costituire, in ogni parrocchia che avesse un oratorio, un'équipe educativa. Secondo le linee guida, questa doveva essere una squadra che si prendesse carico in modo attivo della vita e della gestione dell’oratorio, aiutando il parroco qualora il curato non fosse più presente per realizzare quella corresponsabilità tra sacerdoti e laici che è propria della natura stessa della chiesa. Come oratorio di Loreto abbiamo iniziato a pensarci: è stato un anno fatto di discussioni, di incontri e di considerazioni. Qualcuno di noi ha partecipato agli incontri promossi dall’UPEE per capire un po’ meglio come dovesse essere intesa questa realtà; abbiamo dedicato l’assemblea parrocchiale di maggio alla discussione di questo nuovo progetto per presentarlo alla comunità; abbiamo invitato più volte don Emanuele Poletti, direttore dell’UPEE, per parlare dell’équipe e per guidarci durante i tempi di avvento e quaresima; abbiamo infine ascoltato la testimonianza di due realtà, quella di Casnigo e quella di Longuelo, per comprendere nel concreto cosa dovesse fare un’équipe e quali fossero le difficoltà iniziali incontrate.

Penso che i due incontri siano serviti a molto. Un conto è infatti parlare dei principi che guidano un progetto del genere e un altro conto è parlare con persone che hanno dovuto iniziare a muoversi in questo senso, presentando la loro storia, la loro realtà e il loro metodo di lavoro. Casnigo e Longuelo sono partiti – o meglio, sono stati costretti a partire – a causa dell’improvvisa mancanza del curato. Noi possiamo provare a pensare quanto cambierebbe il nostro oratorio in un caso simile: si tratterebbe di cercare di andare avanti senza una figura di riferimento impegnata a tempo pieno nella vita dell’oratorio, dal coordinamento dei vari gruppi fino alla mancanza di una figura che – cosa magari data per scontata – apre e chiude l’oratorio quando c’è bisogno. Si può immaginare che il tempo per riorganizzarsi sia stato breve: le due comunità hanno preso direzioni differenti. Casnigo ha puntato su una vera e propria «squadra operativa» che si occupasse della gestione pratica delle strutture e al tamponamento di varie emergenze che poco alla volta saltavano fuori; Longuelo ha sì costituito un gruppo di persone, ma alla guida c’era sempre una figura di riferimento (anche pagata dalla parrocchia) che stesse fisicamente in oratorio quando questo era aperto. Questa è stata la prima grande differenza: Casnigo ha parlato molto di cose pratiche che dovevano fare tra mille difficoltà (in primis quella del riconoscimento del ruolo da parte della comunità), mentre Longuelo ha voluto sottolineare quali fossero i principi che ispirassero la loro azione. Evidente anche il differente impegno delle due équipe: quella di Casnigo si incontra all’occasione durante la settimana e tutte le domeniche pomeriggio, mentre quella di Longuelo si incontra una volta al mese.

Questi due incontri ci permettono di tirare delle conclusioni per la nostra comunità. La prima riguarda la nascita di queste équipe: è stato ripetuto più volte che non nascono in risposta alla mancanza di preti, bensì per realizzare la corresponsabilità ecclesiale conseguente al rinnovamento del Vaticano II. È una cosa sicuramente vera, ma non va dimenticato che spesso una cosa sono le teorie e un’altra è la pratica. Uno dei quattro principi di papa Francesco contenuti nell’Evangelii Gaudium dice che la realtà è più importante dell’idea: non è un caso che si inizi a parlare di équipe educativa, di corresponsabilità e di ruolo dei laici proprio quando cominciano a scarseggiare i preti. Il concilio si è chiuso cinquant’anni fa descrivendo la chiesa come «comunione» e come «popolo di Dio»: due categorie che bene esprimono quella dimensione che oggi viene sintetizzata con «corresponsabilità». Il modello della chiesa piramidale è stato rovesciato proprio da Francesco in un discorso al sinodo della famiglia: la chiesa è una «piramide rovesciata» dove il vertice ora funge da base, perché Papa e vescovi sono al servizio di essa. Il calo dei preti non può e non deve essere il motivo che sta alla base della nascita delle équipe: così facendo non si uscirebbe da quella mentalità clericale che oggi chiede di essere superata. E questa è una cosa che chiede a preti e laici di fare ognuno il proprio dovere. Forse un po’ troppo spesso si aspetta l’imbeccata da parte del parroco o del curato per prendere l’iniziativa, e così facendo non si è fatto altro che confermare ciò che chiede di essere superato. Ovviamente questo non vuole essere un invito all’anarchia: semplicemente bisogna ricordarsi (e forse non lo si ripeterà mai abbastanza) che l’équipe potrà funzionare se sarà veramente espressione di una comunità che vive e che si prende seriamente. Altrimenti, se tutto resterà sulle spalle di pochi, la strada sarà breve.

La seconda considerazione riguarda il rapporto tra parrocchia ed équipe. Casnigo e Longuelo sono stati due esempi di questo: i primi deputati esclusivamente alla gestione pratica in totale autonomia (anche per limiti di età del parroco); nei secondi si intravvedeva molto di più lo stile del don Massimo, sempre molto presente anche nella vita dell’oratorio. I primi molto pratici, i secondi con alle spalle un pensiero molto ben strutturato su cosa si dovesse fare e su quali fossero le motivazioni alla base di un tale impegno. Anche per noi sarà così: non esiste l’équipe educativa “universale”, bensì esisterà l’équipe educativa di Loreto. Questo vuol dire che si dovranno mettere in conto più fattori, senza pensare semplicemente di applicare le direttive delle linee guida dell’UPEE: dovrà essere un’équipe che lavori con il curato o con il parroco? O con entrambi? Quale sarà il suo ruolo all’interno dell’oratorio, viste le cose che facciamo? Che impegno le sarà richiesto? Come verranno scelte le persone? Saranno referenti delle varie realtà o si chiederà qualcosa di diverso?

Sono tutte domande che ora vanno affrontate. Abbiamo dedicato più di un anno per entrare in quest’ottica e i riscontri sono stati positivi: ora bisogna compiere il passo successivo. Per questo motivo sabato 27 maggio, all'assemblea parrocchiale, entreremo nel vivo della questione per cercare – se possibile – di iniziare il nuovo anno pastorale con le prime esperienze pratiche di équipe. È una cosa che riguarda tutti: per questo motivo la vostra partecipazione è estremamente importante. A presto!

Please reload

Articoli Importanti

Il sinodo dei giovani - parte 2

5.11.2018

1/7
Please reload

Ultimi Articoli
Please reload

Archivio
Please reload

Ricerca per Tag