Misero gli scarponi e incominciarono a camminare

Come vorremmo essere sempre seduti su di un divano… Pensate alla comodità, buttarcisi sopra dopo una dura giornata. E poi perché alzarsi se si è così comodi? No, restiamo qui ancora un po’. Solo un altro po’. Passano le ore, passano le giornate e il divano diventa la tua nuova casa, la tua nuova vita. Passano le persone, passano le notizie, passano i brutti e i bei momenti, ma tu sei sempre lì, sul divano. Impassibile, indifferente, insensibile. La tua vita è filtrata da uno schermo, i tuoi sentimenti sono espressi per via di emoticon gialle, cuori rossi, verdi, blu, viola, gialli, verdi. Che poi cosa diavolo vorranno dire, lo sapete solo voi.

No. Noi non ci stiamo. Non vogliamo restare seduti su un divano. Ci siamo alzati da questo divano e siamo usciti dalla nostra apatia. «Perché hai abbandonato così tanta comodità? Cosa, cosa ti spinge ad alzarti?». Perché voglio lasciare un’impronta. E dal divano non ci riuscivo. Troppa fatica tirare giù le gambe.
Perché mi sono accorto di essere stato intontito, di essere stato narcotizzato da persone – che sicuramente sul divano non ci stanno purtroppo – che stanno programmando la mia vita al posto mio. Senza sentire il mio parere. Perché mi sono accorto di aver perso la mia libertà.

È bellissima questa parola, libertà. Parlando con i ragazzi, soprattutto gli adolescenti, traspare sempre un desiderio di libertà sconfinato. E molti vivono la propria libertà scegliendo di stare su un divano. Ma no cavolo! Ma alzati! Mettiti gli scarponi, quelli da montagna, fuori moda, ma che ti consentono di camminare per ore, per intere giornata, per la vita. E incomincia a camminare. Fai di questa Quaresima un punto di partenza per qualcosa di migliore, di straordinariamente quotidiano.

Abbiamo chiesto ai ragazzi che hanno partecipato alla prima preghiera + cena di Quaresima di prendersi un piccolo impegno da portare avanti in questo mese. Gli abbiamo chiesto di scegliere una cosa piccola, la più piccola, ma forse la più fastidiosa. Ci hanno pensato, l’hanno scritta e l’hanno messa dentro a degli scarponi, ai piedi dell’altare. In cambio gli è stata dato un pezzo di corda, una di quelle che si usano per arrampicarsi. Un piccolo segno da portare sempre con sé per ricordarsi dell’impegno preso.

 

 

I nostri ragazzi hanno scritto delle cose favolose. Guy Gilbert diceva che la santità non è una cosa per soli eletti, ma è un traguardo che si raggiunge di ventiquattro ore in ventiquattro ore. Facendo piccoli gesti, piccoli segni che ci portano a dedicarci a noi stessi, agli altri e a Dio, in un modo straordinariamente semplice, ma anche straordinariamente potente. Ecco questo ci chiede un po’ il Signore in questa Quaresima: di alzarci dal divano, di togliere il paraocchi e di incrociare sguardi, di camminare per le vie del mondo a testa alta, con grande cuore e profonda fede.

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