Venticinque ragazzi

9.1.2017

 

Cinque lettere: A-I-U-T-O. Quella che può sembrare una esplicita richiesta di soccorso, è invece la tematica che ci ha accompagnati durante il campo adolescenti di questo anno. Ci siamo fatti condurre dal fil rouge dell’aiuto partendo da alcune domande alle quali abbiamo provato a rispondere, e dalle quali ne sono scaturite altrettante. Quali sono i linguaggi dell’aiuto? Quali sono i miei bisogni? E quelli degli altri? Aiutare si ma…cosa vuol dire e a che cosa serve? Molteplici sono le modalità di espressione e diversi sono i luoghi, gli spazi e i tempi di ciascuno; ognuno è padrone più o meno consapevole di linguaggi espliciti o criptati e non sempre ci si sente compresi. Ecco quindi che non risulta facile manifestare i propri bisogni e chiedere esplicitamente aiuto a qualcuno; perché ci si espone e ci si sente più fragili. Ma è proprio in questa esposizione, in questa fragilità che ci si riconosce simili, custodi di emozioni, sentimenti e bisogni comuni; e questo fortifica.Non siamo soli e soprattutto non siamo poi così tanto diversi, ognuno nella propria unicità. Allora, con questa consapevolezza, sentiamo una spinta verso l’altro, verso il suo bene e comprendiamo che l’AIUTO crea un legame silenzioso, intimo, vero.

 

 

 

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