V come Verità - Campo Adolescenti 2015

 

Si pensa che un viaggio abbia un inizio e una fine. Spesso entrambi sono ben riconoscibili, dalla tradizionale ansia da partenza, allo scorrere febbrilmente la lista delle cose da portare e fare un ultimo inventario della valigia, caricare la macchina, salutare i parenti, e al ritorno assicurarsi che niente venga dimenticato e guardarsi intorno con nostalgia l'ultima volta, prima di ripartire.

Quest'anno, chi era al Campo Adolescenti che si è svolto a Senigallia ha potuto capire che non è proprio così.

Un viaggio ci cambia. Quando torniamo, non siamo mai gli stessi che sono partiti. Sicuramente qualcosa in noi non è diverso.

Il tema del Campo Adolescenti 2015 era proprio questo: il viaggio.

 

Una parola, sei lettere. Un cammino.

V come Vacanza.

In realtà, chi ha partecipato in passato sa che la prima cosa che dice il Don è che il Campo Ado non è una vacanza. Non siamo lì per svagarci e fare quello che ci pare, ma per compiere insieme un percorso preciso. Tuttavia, una vacanza è qualcosa che ci allontana per un po' dal resto del mondo, un periodo in cui possiamo prenderci cura di noi stessi e staccare dalla routine. Ritagliarci del tempo solo per noi.

E' una delle cose che caratterizza un campo. Ciò che cambia è che, diversamente dalle altre vacanze, il tempo non viene speso per abbronzarsi o rilassarsi facendosi fare massaggi, ma abbiamo del tempo per dialogare con noi stessi e per conoscerci un po' di più. Prendersi cura dei propri pensieri è qualcosa di fondamentale, che la maggior parte delle persone purtroppo ritiene scontato e trascurabile.

 

I come Itaca.

Il grande esempio di viaggio che ha accompagnato il Campo è stato quello di Ulisse, un uomo come noi che ha lottato per arrivare al suo obiettivo finale, ritornare nella sua patria. Conoscendo la sua storia, ci siamo interrogati sulla nostra. Qual è la nostra meta? Dove vogliamo arrivare? E' lo stesso obiettivo che avevamo quando siamo partiti? Alla fine della settimana, io mi sento di dire che sono un po' più vicina a capire quale sia la mia Itaca.

 

A come Amicizia. Qualcosa che segna sempre ogni Campo Ado. E' sempre bellissimo e quasi incredibile vedere come letteralmente da un giorno all'altro nascono legami nuovi e quelli vecchi vengono rafforzati. Questo perché abbiamo l'occasione di parlare di noi, di metterci a nudo, e così facendo, accettiamo anche che l'altro si avvicini un po' a quello che davvero siamo. Senza rendercene conto, ci facciamo conoscere, le nostre strade incontrano quelle di altre persone, che le arricchiscono prima di tornare sul proprio cammino.

Una piccola parentesi personale.

A per me ha significato anche Animatore. I ragazzi del '94 e del '95 quest'anno erano a tutti gli effetti animatori dei più piccoli, per la prima volta. Poter intraprendere questo cammino avendo come esempio quelli che sono e sono state le mie guide nella vita, è per me un motivo d'orgoglio e gratitudine.

 

G come Gioco. Il gioco è ciò che distingue i Campi Ado da percorsi di preghiera o discernimento individuali. Nel gioco, oltre a conoscere altre persone di diverse età, si impara a collaborare con gli altri, ad ascoltare le loro idee e a manifestare le proprie. Ci si mette in gioco, appunto, come non è possibile fare da soli con sé stessi. Si riconosce fino a dove i nostri limiti possono protrarsi e dove inizia la libertà dell'altro.

E' un altro tipo di viaggio. A volte l'incontro o lo scontro dei limiti porta a discussioni, a volte sfocia in risate, ma sempre porta a un'altra piccola crescita.

 

 

G come Grazie. Un grande grazie è quello che sorge spontaneo dire dopo aver vissuto un Campo Ado con il cuore.

Durante l'ultima Messa, al momento del segno della pace, il Don ci ha invitato a sostituire la tradizionale stretta di mano con un abbraccio, ognuno fra tutti gli altri.

Mi piacerebbe che tutti provassero l'emozione di sentirsi le lacrime agli occhi e la gola chiusa per la commozione dopo aver passato dieci minuti ad abbracciare le persone con cui hai vissuto per una settimana, a dir loro grazie senza usare le parole.

Credo che quei momenti siano tra i doni più belli che possa farci Dio. Poi non è una rarità che qualcuno scoppi a piangere per davvero.

 

I come Insieme. Se abbiamo avuto l'occasione per parlare con noi stessi e ascoltare meglio del solito la nostra voce interiore, l'altro lato di ogni Campo Ado è stare insieme.

La convivenza con altre persone è un'esperienza che fa crescere. Forse è una di quelle cose la cui importanza non si capisce subito, ma ci si rende conto solo più avanti, ma è fondamentale affrontarla a ogni età. Essere in grado di vivere a stretto contatto con qualcun altro alimenta in noi quel bisogno di umanità, quella necessità innata di ogni uomo di aiutare l'altro, di parlarci, di starci insieme, di crescerci insieme. Quel bisogno che ci rende un po' più in comunione con l'altro, e quindi anche con Dio.

 

O come Omero. Trovando una parola giusta per questa lettera, mi è venuto in mente che uno scrittore è un po' come Dio.

Scrive una storia, ha un progetto per ognuno di noi, ma a un certo punto succede che lo scrittore si rende conto che quella storia vive di vita propria. Questo è il dono più grande che ci ha fatto Dio, la libertà della scelta. Possiamo scegliere di non seguirlo, possiamo decidere di ignorare la sua chiamata.

Ma la grande differenza tra Dio e uno scrittore, è che i personaggi di un libro possono diventare qualcosa di infinito. Chi legge un libro costruisce altre storie e inventa cose che lo scrittore non aveva previsto. In altre parole, il lettore rende qualcosa di finito come le parole su una pagina, qualcosa di infinito.

Nel grande libro di Dio, noi possiamo scegliere di vivere senza di lui, ma non possono raggiungere l'infinito da soli. Abbiamo bisogno di Lui nel grande viaggio della vita.

Qualcosa che quest'anno abbiamo affrontato, nel grande tema della Fede, impossibile da esaurire in una giornata.

Così, anche quest'anno, il Campo Ado ci lascia con tanti ricordi, tanti sorrisi, qualche lacrima e con un piccolo bagaglio di domande nuove a cui tocca a noi rispondere, giorno per giorno.

Poi ovviamente, cambiare la risposta. E cambiare domanda, un'altra volta.

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