Il Triduo Pasquale

17.4.2015

Con le celebrazioni del triduo siamo entrati nel cuore della nostra fede cristiana. Non sono tre celebrazioni slegate, ma un unico atto diviso in tre momenti: ci sarà soltanto un segno di croce all’inizio del Giovedì santo e poi al termine della veglia pasquale. Viviamo questi momenti con la consapevolezza di essere inseriti in un’unica celebrazione.

 

 

Giovedì santo. l’eucaristia, sorgente della chiesa

All’inizio della vita della chiesa c’è la persona di Gesù di Nazaret, i suoi gesti e le sue parole. È importante che ci rendiamo conto di una cosa: non siamo noi cristiani che ci riuniamo per andare poi a celebrare la messa: come cristiani ci raduniamo perché c’è l’eucaristia. Gli apostoli hanno visto nel gesto di Gesù dello spezzare il pane la sintesi di tutta la sua vita, e la ripetizione di quel gesto continuava la sua presenza in mezzo a loro. Credere da cristiani e accettare la salvezza che oggi si dà per me significa riunirsi attorno a quel pane spezzato, che chiama me e il mio vicino: ci costituisce come chiesa.

Il Giovedì santo siamo ancora una volta chiamati alle sorgenti del nostro credere. Noi, comunità di Loreto, abbiamo il nostro centro nella celebrazione dell’Ultima cena del Signore: la vita di Gesù arriva davvero a compimento quando si offre per gli altri, quando si offre per noi oggi, in quel pane.​​

 

 

 

Venerdì santo. la croce, segno d’amore

La croce, per noi cristiani, dovrebbe essere l’ultima cosa che vorremmo vedere. Lo strumento che ha provocato la morte di Gesù, invece, è la prima cosa che si nota entrando nella nostra chiesa: siamo masochisti? No.

Noi cristiani vediamo in quella croce il “quanto” Gesù ha amato ciascuno di noi. «Fino alla fine», dice l’evangelista Giovanni: la croce è davvero quella fine. Fino in fondo, senza se e senza ma. Ogni parola che non è vissuta è destinata ad essere portata via dal vento: in Gesù le sue parole e anche i suoi gesti hanno avuto nella croce il loro grado di verità più alto.

 

 

 

Sabato santo. la notte, luce per il mondo

La celebrazione del venerdì si chiude in silenzio. L’eucaristia non viene riposta nel tabernacolo, che rimane spoglio e aperto. Le campane non suonano. In tutto il mondo, le chiese sembrano abbandonate, vuote. L’atmosfera è sicuramente di attesa, ma se ci si fa avvolgere dal silenzio sembra davvero che il tempo si sia fermato.

Il Giovedì santo la celebrazione avviene di sera per rivivere l’Ultima cena; il Venerdì dovrebbe essere alle tre del pomeriggio in concomitanza col momento della morte; il Sabato la veglia pasquale è di notte perché è nel silenzio della notte che Cristo è risorto. La morte non ha avuto l’ultima parola: soltanto così la storia di Gesù offre davvero qualcosa in più di ogni altra storia. L’immagine di Dio che ha consegnato all’uomo è quella di un Dio che si prende cura di noi e che non ci lascia mai soli, proprio come un padre: lui per primo si è fidato di Dio e ci ha aperto la strada. Alla luce della resurrezione tutta la sua vita è vista in un modo diverso. Gesù ci ha mostrato la via: ora tocca a noi percorrerla.

 

 

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